La politica in quanto tale oggi non è che “l’ancella costretta ad inseguire lo sviluppo economico”, altrimenti detto è una infrastruttura dell’ accumulo di capitali. I politicanti nominati nell’intervista lo sono e sanno bene di esserlo, chiamati come sono stati a rimuovere gli inceppi che bloccano la fluidità del meccanismo di crescita della ricchezza. Solo che nessuno sa cosa fare, tranne che nell’immediato spicciolo, perchè il guasto è in occidente e nessuno sa dove si è creato. Si sono scordati che il nuovo capitale si forma producendo e vendendo nuove merci; i servizi, la finanza, il commercio, la scienza applicata e la produzione tecnologica finalizzata all aumento della produttività, il general intellect della “produzione immateriale”, perfino l’ industria più propriamente  intellettuale, tutte queste voci parassitizzano il nuovo e prima inesistente valore creato nel settore primario. Per questo la Cina -ma non i cinesi- è ricca e noi e gli Usa abbiamo i più grandi debiti pubblici (noi in termini percentuali, gli americani in termini assoluti). I tedeschi la lezione non se la sono scordata, motivazioni storiche, ma poichè la magica catena del valore ha il suo compimento nella vendita (all’ estero, visto che il mercato interno è saturo e che i tedeschi non consumano come gli americani) stanno nei casini anche loro.

Nell’economia tutti i momenti economici tendono ad autonomizzarsi, a rendersi indipendenti, questo è dovuto alla natura antagonistica del capitalismo, di cui la concorrenza è necessario epifenomeno. Questa autonomizzazione delle sfere economiche dà l’impressione che tutte esse producano nuova ricchezza (il velo monetario, lo chiamarono, a cui oggi si aggunge il velo tecnologico) Questo rende per esempio impossibile agli economisti la comprensione del capitalismo come totalità, come potenza sociale, da cui discende il sistema economico empiricamente inteso.. Gli scienziati dell’ economia hanno bisogno di quantità da misurare, e le misurano infatti, ma è fuori dalla loro portata che c’è bisogno, per creare nuovo fresco plus-valore, che ci sia alla base della crescita un rapporto, qualitativamente iniquo -che legittima lo scambio ineguale di quantità- da cui scaturisce valore originario, questo è quello che succede nell’industria e nell’agricoltura.

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