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ombra della sera ” …gli uomini attendono che il mondo senza uscita sia messo in fiamme da una totalità che essi stessi sono e su cui nulla possono “

ogni tanto qualche novità nelle pagine

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La guerra monetaria continua – Contropiano.org

Da Contropiano di ieri

La guerra – tra le monete – è dichiarata, ora non resta che da vedere le contromosse di Europa, Stati Uniti e Cina.

 La prima mossa ufficiale è arrivata dal Giappone. La banca centrale, ora presieduta dal nuovo governatore Kuroda, ha annunciato nuove e violente “misure espansive” per anzare l’inflazione. Apparetemente si tratta di una decisione paradossale, specie per noi europei torturati – letteralmente – da una trentennale fobia assoluta su questo terreno. Ma il Giappone ha provato per venti anni la malattia opposta – prezzi fermi, economia stagnante, insomma deflazione perenne – nonostante abbia tenuto i tassi di interesse a zero per tutto questo tempo. È la prova che la politica monetaria ha trovato limiti di applicazione invalicabili, alla faccia di Milton Friedman e anche di Mario Monti. Read more…

La caduta del saggio

asparagiaia senza luce primaverilela caduta del saggio di profitto  porta a situazioni esplosive: a questa contraddizione sistemica il Capitale ha fino ad oggi risposto con le guerre (a distruggere capitali, a sussumere altri mercati, a invertire o confermare i rapporti di forza nello sviluppo ineguale), con innovazioni nel processo di produzione e nei prodotti (a riaprire cicli espansivi), con la finanziarizzazione (ad inglobare nel bilancio di oggi il plus-valore futuro), con l’allargamento geografico-estensivo dell’ economia-mondo, della rete commerciale dell’ imperialismo  (e qui sembra che siamo vicini al punto di saturazione, anche attuassero gli Stati Uniti d’Occidente)

le rivoluzioni, finora tutte con esito borghese-nazionale eccetto, almeno fino ad un certo punto, il grande azzardo leniniano -che però fu innescato a sua volta dalla guerra e dalla rivoluzione borghese-riformista di febbraio- sono state un rapido adeguamento della forma politica dello stato alle richieste – pressanti nella prioritaria prassi economica- di facilitazione dell’ accumulazione in grado più o meno primitivo. Read more…

La Merkel e la diplomazia del export – Le Monde

agnelli Pubblicato da F. Lemaitre per “Le Monde” del 29 Marzo

Articolo riassuntivo delle linee strategiche perseguite dall’ “agenda Merkel”: sviluppo dell’ export nelle aree extra-euro, partnerariato che esclude imbarazzanti interventi di peace-keeping in paesi “amici degli amici”, ottime relazioni diplomatiche con i paesi fornitori di materie prime. Se l’ incremento dell’ export è favorito da un Euro forte -e sempre più moneta di riserva internazionale- ma meno forte di un ipotetico Marco, un domani, dopo una possibile deflagrazione dell’ area euro, sarebbero le materie prime ad essere più convenienti. Sottili equilibri in cui la goffa Merkel dimostra di districarsi con abilità.

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Il 7 e l’8 aprile il presidente russo Vladimir Putin è atteso in Germania. Per la precisione lo aspettano a Hannover, dove inaugurerà insieme ad Angela Merkel la grande Fiera dell’Industria, di cui quest’anno la Russia è l’invitato d’onore. I fiori all’occhiello dell’economia russa hanno naturalmente uno stand riservato. Nel 2012 la cancelliera aveva fatto lo stesso con il primo ministro cinese Wen Jiabao, quando la protagonista della manifestazione era stata Pechino. Ecco due casi tipici, dunque, dell’osmosi tra diplomazia ed economia tedesca.

In Germania le esportazioni industriali non sono percepite soltanto come il frutto della competitività dell’economia, ma diventano un fine in sé e per sé. Un marchio di fabbrica, qualcosa di cui andar fieri, anche per la sinistra e per il movimento sindacale. Si tratta anche di una garanzia contro il calo demografico, di un investimento delle eccedenze commerciali che permetterà, un domani, di coprire in parte le esigenze di finanziamento delle spese sociali. Read more…

Il comando reale di Draghi – Clash City Workers

Non sapevo della lectio che Draghi ha tenuto al Consiglio Europeo di metà Marzo. Immagino che anche questa volta il banchiere centrale non butti via le parole -dalle quali evincere le direttrici su cui si muoverà la guerra economica in Europa, all’ interno della competizione sistemica globale per l’accaparramento del plus-valore. Come nella famosa lettera indirizzata a Berlusconi e Tremonti, Draghi non solo si limita a leggere le dinamiche economiche (QUI le slide che hanno illustrato il suo intervento) ma ad indirizzare verso soluzioni di classe, vista anche l’ assenza di un vero e proprio governo politico. QUI il commento di Clash City Workers.

L’ impero latino di Agamben

germans-latin-empireArticolo di Giorgio Agamben pubblicato da “La Repubblica” a metà del mese che trovo stamane su Presseurop. Bella alzata di ingegno del filosofo allievo di  Heidegger,  che ci ripropone il macht latini vs germani per uscire dalla palese crisi e per rilanciare un europeismo nato con i piedi di argilla, grazie e in forza della duplice funzione di  contenere e insieme usare -la Francia in particolare- in chiave geopolitica  la straripante capacità tedesca di fare del paese un sistema economico altamente performante. Meno male che ci sono gli intellettuali ha fornirci idee e analisi! Read more…

Fracking ! -M. Klare

Non è una parolaccia ma una nuova tecnica estrattiva per ricavare sia gas che petrolio da strati geologici di rocce porose chiamati scisti, di cui sono ricchi alcune zone degli USA e, in particolare, del Canada. Il perfezionamento di queste tecniche e l’aumento altrove dei costi di estrazione con metodi convenzionali (bisogna andare sempre più fondo e in zone ostili per trovare giacimenti ricchi di oro nero e gas) stanno mutando gli equilibri energetici del pianeta, regalando agli Stati Uniti un inaspettato vantaggio competitivo nella produzione e strategico nella contesa globale rispetto al più diretto concorrente cinese. Questa novità, unitamente alla decisione, ancora da prendere, rispetto alla variante e all’ allungamento dell’ oleodotto Keystone –che unirà direttamente i giacimenti canadesi dell’Alberta con le raffinerie americane di Houston e del Golfo del Messico- assicurerebbero al Nord America l’autonomia energetica dalle incerte fonti venezuelane, mediorientali e africane, cambiando lo scenario degli interessi strategici di medio-lungo periodo.

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 Succede raramente che la pubblicazione di un rapporto sull’andamento energetico finisca sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Ma è proprio quello che è successo il 12 novembre 2012 quando l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), con sede a Parigi, ha pubblicato la nuova edizione del suo World Energy Outlook. Però, la vera notizia, quella che avrebbe dovuto mettere in allarme l’intero pianeta, è sfuggita a tutti. Sulla base del fatto che i progressi nelle tecniche di trivellazione stanno facendo aumentare la produzione energetica del Nord America, il rapporto prevede che entro il 2020 gli Stati Uniti supereranno l’Arabia Saudita e la Russia e diventeranno il primo produttore di petrolio del mondo. Read more…

Nazionalizzare MPS ?- E. Brancaccio

Vi propongo un breve estratto da ” Una nuova crisi bancaria è alle porte” di Emiliano Brancaccio che potete leggere QUI  per intero. Si pone il problema, per tenere in sopravvivenza le  piccole imprese e le famiglie  strozzate dai debiti, di prestare denaro a tassi non usurai e di ridurre immediatamente gli interessi sul debito. Peraltro grazie alla loro stessa politica cravattara le sofferenze delle banche private sono in rapido aumento.  Nazionalizzare MPS potrebbe dare un segnale di concreta alternativa allo strozzo del debito in tutta l’area euro, a quella parte di paesi in maggior difficoltà: chissà  se ci butterebbero fuori da eurolandia. E chissà se, agendo sullo snodo del credito, così centrale nella catena della valorizzazione, emergerebbe alla coscienza la necessità di superarne la logica. Read more…

E il vantaggio competitivo?

Mi pare che la situazione politica italiana vada vista attraverso il concetto economico di vantaggio competitivo. Il problema che si pone l’imprenditore, il suo operaio e pure il disoccupato è: come ridarlo all’ economia italiana? I partiti in fondo rappresentano proposte di soluzione, più o meno fumose, a questo che è il problema dei problemi, ovviamente nell’ ottica dell’ accumulazione. Read more…

Và a ciapà i ratt

risultati-elezioni-2013-spread-4-420x532Bene, il quadro politico è sparigliato, evidenziando come la anacronistica architettura istituzionale italiana dia luogo a due risultati di egual peso fra loro, camera e senato, frutto di due sistemi elettivi disomogenei che fotografano due diverse italie. Fra poco vedremo quanto il centro-sinistra è disposto a venire incontro  a quella domanda minima di interesse generale che si è manifestato nel voto a Grillo. Gli apparati interni e i referenti esterni (burocrazia europea,  cordate finanziarie, elìte dell’ alta borghesia ) del PD faranno buon viso a cattivo gioco ? Read more…

Pietra su pietra

Nel post precedente mettevo l’ accento su due questioni: 1) Dar meno importanza di quella che si dà alle  elezioni  2) La costruzione di una reale (per quanto lo può essere) autonomia dalle opzioni politiche proposte attualmente.

La successiva discussione con Cucinotta  mi spinge a pronunciarmi su Grillo. Su Ingroia non spendo una parola, mi pare il peggio del peggio, l’esito di una sinistra a cui non è rimasto altra dialettica che quella dell’ azione penale.  Lasciando perdere le obiezioni borghesi sulla democrazia interna o sulla assenza di pars costruens del M5S , laddove tutti  i progammi di tutti partiti sono vaghi perchè è del tutto ovvio che la politica economica sarà decisa altrove, metterei ancora una volta l’ accento sulla qualità della critica che M5S opera rispetto all’ attuale quadro politico-economico. Read more…

Piovono pietre e io speriamo che non voto

Non andrò a votare, non lo faccio da quando mandai al governo la prima volta Prodi, anche prima non ho votato sempre: nè per gli stessi e nemmeno in tutte le occasioni. L’ affezzione degli italiani  per la competizione elettorale me la spiego non certo con voglia di partecipazione alle scelte politiche ma con il grande peso che l’intervento statale -e la decisione politica- ha nell’ economia.

Chiamatelo pure voto di scambio largamente inteso. Sfaccettature diverse, apertamente criminali a volte -relazione che spiega perchè siamo il paese delle tre mafie-, altre volte con un rapporto solo apparentemente più distante,  che per la maggior parte dei casi testimoniano la peculiarità del capitalismo italiano, peculiarità che ne attesta il ritardo: senza l’ intervento statale, governato dalla politica, nell’ economia non si muove foglia.

Tutti intersecano nella propria prassi economica la macchina statale pubblica declinata nelle sue mille forme. “Tutti ma proprio tutti tutti”, direbbe Albanese, sono interessatissimi  alla conduzione della cosa pubblica. Read more…

Nessun asset nella manica

biglietto Burgarella“L’ articolo 1 della costituzione dice che l’italia è una repubblica fondata sul lavoro. E allora perchè lo stato non mi aiuta a trovare lavoro. Perchè non mi toglie da questa condizione di disoccupazione. Perchè non mi restituisce la mia dignità. E allora se non lo fa’ lo stato lo debbo fare io“. 

Giuseppe Burgarella, 61 anni operaio edile di Trapani disoccupato, ha giustificato il suo suicidio. Prima di suicidarsi ha fatto un elenco dei morti a causa della disoccupazione negli ultimi due anni, ha infilato il bigliettino all’interno della Costituzione e dopo ha preso una corda e si è impiccato. L’ultimo nome in fondo alla lista era il suo.

Questa è la notizia, anche se la meccanica trascrizione di quello che c’è realmente scritto nel biglietto lasciato da Burgarella l’ho dovuta fare da solo, perchè tutti i giornali, anzichè riportarla tal quale, la riportavano a frasi isolate e già interpretate: neanche da morti si riesce a dire qualcosa di non vagliato dal clero giornalistico e intellettuale. Read more…

Geopolitica del dominio – S. Isaia

Tempismo perfetto per Sebastiano Isaia che ci propone questo studio sulla Geopolitica del dominio. 

Sprizzano scintille fra la potenza cinese e quella giapponese attorno alla legittimità della proprietà e dello sfruttamento delle isole Senkaku/Diaoyu (veramente emblematica la provocazione cinese del 13 dicembre scorso nella settantacinquesima ricorrenza della strage di Nanchino); oppure guardiamo alla guerra degli spread europea o alla guerra monetaria a svalutare la divisa, scontro in corso fra le banche centrali americana, giapponese, inglese ed europea, con il renmimbi cinese, interessato osservatore, solo per il momento in attesa alla finestra: ebbene tutti questi epifenomeni ci rivelano ancora una volta la maligna dialettica fra spazio vitale del capitale nazionale e contesa sistemica globale. Di queste notizie si  riempiono le pagine dei giornali ma, perenne sostanziale caratteristica del pensiero antinomico borghese, non ne viene sviscerata l’ oscura unità. La geopolitica viene intesa come osservazione neutrale delle relazioni internazionali, quando essa è già essenzialmente la politica del dominio del capitale che si esercita nello scontro imperialista fra capitali nazionali. Buona lettura!.

La teoria del consumatore-clessidra

citi_buildingPartiamo dalla finanza: Citigroup, la ex banca più grande del mondo -quasi fallita nel 2009, salvata con 250 miliardi di dollari del primo TARP messo in atto giusto a metà tra Bush/Paulson e Obama/Geithner- con una robusta attività nel settore finanziario e sempre alla ricerca di nuove proposte da offrire ai propri investitori, nel 2009 conia un nuovo indice di borsa chiamato appunto la teoria della clessidra del consumatore (hourglass consumer index), o meglio del consumatore clessidra. Esso è composto da un portafoglio di 25 aziende statunitensi quotate che producono o commercializzano prodotti o per consumatori di fascia alta (Estee Lauder, Saks,Tiffany) o per consumi di massa (Kellogs, Dollar General,Famiglia Dollar Stores, ). L’indice ha riportato una crescita del 56% (cioè la media delle performance dei sottostanti 25 titoli azionari) dal dicembre 2009 al settembre 2011. Mi scuso ma non mi è stato possibile aggiornare questo dato. In ogni caso questo significa che la forchetta tra consumi di fascia alta e bassa si va allargando, lasciando le classi medie, di medio reddito, senza quel accesso ai consumi con il quale esse scambiano il consenso politico al sistema produttivo nella forma della democrazia rappresentativa. Read more…

Quel che resta della borghesia italiana-S. Cingolani

Il recente decennale della morte dell Avvocato Gianni Agnelli è un occasione per ripensare a fondo lo sviluppo peculiare che ha avuto il capitalismo nel nostro paese. Sviluppo che, come ho detto più volte in maniera più o meno manifesta, è particolarmente specifico se si pensa al suo rapporto naturalmente organico, perchè non può essere altrimenti, (vedi Fassina che in questi giorni ammette,  come se fosse un eccezzione, che ” a Siena è la banca che ha influenzato il partito”: già, peccato che debba essere necessariamente così) ma anche ostinatamente retrogrado che ha e ha avuto con la rappresentanza politica. Da Giolitti al Duce, dalla DC al PD e a Berlusconi, la mediazione statale, politica, è sempre stata il punto di snodo, di impulso  e di controllo sulle attività economiche – in perfetta continuità da centocinquanta anni. E sempre senza che si formasse un vero e proprio partito della borghesia:  nonostante l’indiscutibile dominio sociale essa in fondo non ha mai avuto dalla sua i numeri. Il modello borghese ha dovuto così sempre farsi appoggiare e confondersi ora con le masse fasciste, ora con quelle comuniste, costantemente con quelle d’ influenza cattolica, arroncinandosi in un ricciolo rococò che ne mette di nuovo a rischio l’ identità di classe e la capacità di assolvere rapidamente alle mutevoli esigenze del ciclo economico mondiale. Non a caso solo un anno fa  Mario Monti ha avuto l’ investitura ufficiale a premier nel convegno di Todi organizzato dalla CEI, inteso nel senso di trattino d’ unione tra le  elite capitalistiche  nazionali e internazionali. In questo interessante articolo, ponendo la Fiat – l’altro storico trattino d’unione ne “il conflitto tra l’internazionalismo dell’economia e il nazionalismo della politica”- come centro gravitazionale dello sviluppo capitalistico italiano (“lo Stato nello Stato” come si disse) se ne ripercorrono i contraddittori sentieri. I concetti sotto espressi che più mi interessa focalizzare sono enfatizzati  da me in corsivo, come d’uso.

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Nel ricordare Gianni Agnelli a dieci anni dalla morte, Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica italiana, rievoca in un’intervista al direttore della Repubblica, Ezio Mauro, il loro incontro nel 1978 negli Stati Uniti. E riporta alla luce anche due episodi significativi: quando l’Avvocato diede una disponibilità di massima a Ugo La Malfa per fare il ministro degli Esteri (ma forse lui avrebbe preferito l’ambasciatore negli Usa) e quando declinò l’invito di Oscar Luigi Scalfaro, allora presidente della Repubblica, a fare il presidente del Consiglio dopo il governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi. Agnelli amava la politica come amava lo sport o il grande gioco diplomatico internazionale. E le relazioni della Fiat nel suo insieme con la politica sono sempre state particolarmente pericolose, certo fuori dal normale. Read more…

L’accordo di MPS con Nomura-Il Fatto Quotidiano

Giuseppe Mussari stasera si è dimesso dalla Presidenza dell’ Associazione Bancaria Italiana, dopo essersi dimesso lo scorso aprile dalla presidenza di MPS in seguito una serie di perquisizione negli uffici della banca senese riguardo alla opaca acquisizione di Banca Antonveneta. Il perchè di queste nuove dimissioni è spiegato in questo articolo a firma di Marco Lillo da Il Fatto Quotidiano di oggi

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Monte dei Paschi, accordo segreto tra Mussari e Nomura per truccare i conti

Il Monte dei Paschi di Siena nel 2009 durante la gestione di Giuseppe Mussari ha truccato i conti con un’operazione di ristrutturazione del debito per centinaia di milioni di euro, di cui oggi i contribuenti italiani pagano il conto. L’operazione è denominata “Alexandria”, dal nome di un contratto derivato simile a quel “Santorini”, del quale si è parlato tanto nei giorni scorsi e che scolora di fronte all’ultimo cadavere trovato nelle casseforti di Rocca Salimbeni. Read more…

L’amicizia incrinata- Voci dalla germania

Piove sempre quest’ inverno e così sto lavorando pochissimo la vigna. Oggi sono andato al campo e dopo neanche due ore son scappato via: grandinava. Tornato a casa mi trasformo in fine osservatore super-partes (ovvero senza-alcuna-parte) della politica di dominio internazionale. Che vitaccia!

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Il Trattato dell’Eliseo compie 50 anni e German Foreign Policy, osservatorio sulla politica estera tedesca, fa un’analisi sullo stato delle relazioni fra Francia e Germania: la finzione di due potenze di pari livello dovrà prima o poi finire, la moneta unica ha reso evidente l’egemonia tedesca.

Poco prima delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del Trattato dell’Eliseo gli esperti di politica estera di Berlino fanno un bilancio sullo stato delle relazioni franco-tedesche. Il rapporto fra Parigi e Berlino è caratterizzato da grandi tensioni, riportano numerose analisi. E non è solo per i vantaggi che la Germania sta traendo dalla crisi Euro, ma anche perché le posizioni politiche tedesche hanno largamente prevalso – a spese della Francia. Il presidente François Hollande ha cercato di resistere, ma fino ad ora non ha avuto grande successo. Parigi dovrà applicare i diktat di risparmio sul modello Hartz IV; se questi avranno successo o meno non è ancora chiaro, per l’opposizione dei sindacati francesi – diversamente da quanto è accaduto in Germania. A Berlino si guarda con scetticismo all’alleanza militare franco-britannica, chiaramente percepita come una minaccia per l’egemonia tedesca. Nel complesso gli esperti consigliano di abbandonare la finzione di due potenze di eguale forza alla guida dell’EU e di accettare la situazione attuale: l’egemonia tedesca. Read more…

Zingales ferma il declino – L. Dilena

Me ne sto ben lontano dal commentare il clima pre-elettorale nostrano, mentre sto seguendo l’ avvicinamento e le  anticipazioni locali al prossimo voto alle politiche nazionali in Germania. Detto questo, vi propongo qui una intervista a Luigi Zingales, fatta dall’ ottimo Lorenzo Dilena per Linkiesta , che si sta impegnando a sostenere la lista politica “Fermare il declino” che ruota attorno al giornalista economico Oscar Giannino. Bè, seppur dal punto di vista di chi vuole “salvare il capitalismo dai capitalisti”, punto di vista opposto al mio, Zingales dice delle cose sicuramente molto più reali di tanti ciarlatani che impestano tv, radio e giornali.

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20 Gennaio 2013 – 18:15

Tra una settimana uscirà nelle sale italiane il «Lincoln» di Steven Spielberg. Ma non è per parlare del film che abbiamo incontrato Luigi Zingales, 50 anni, professore di “Imprenditorialità e Finanza” nell’Università di Chicago. Anche se è proprio da Lincoln che l’economista padovano, fra i promotori di Fare per Fermare il declino (v. qui le 10 proposte del movimento che si presenta alle prossime politiche sotto la guida di Oscar Giannino), prende le mosse per delinerare la sua proposta politica di «un capitalismo per il popolo». Il titolo inglese originale del suo ultimo libro-manifesto, uscito in Italia come «Manifesto capitalista» (Rizzoli), riecheggia proprio quel «governo di popolo, dal popolo, per il popolo» evocato da Abramo Lincoln nel discorso di Gettysburg.

Un governo per il popolo aiuta chi ha perso il posto di lavoro?
«Certamente, bisogna proteggere i lavoratori rimasti disoccupati, e non le imprese che non hanno più mercato, e sopravvivono solo grazie alle protezioni politiche assicurate dalle lobby d’affari. È questa una logica che va spezzata: e qui si vede se i sindacati fanno gli interessi lavoratori. Una legislazione che protegga tutti i lavoratori, delle grandi come delle piccole imprese, è più garantista di quella attuale. Chi non la vuole è perché ha altri interessi» Read more…

Scie belliche

stratosfera (3)Segnalo che da ieri ci sono aerei caccia militari in esercitazione sui territori grossetani, come avvenne prima dell’ assenso italiano a dare supporto alle operazioni francesi e inglesi in Libia. Il Sahel non è poi così lontano.